“Cambiare rotta”: anche Fra’ Sole nell’ultimo libro di Morandini

Il docente cita il Progetto tra le esperienze più forti nella concretizzazione della Laudato si’

“Cambiare rotta”: fin dal titolo dell’ultimo lavoro di Simone Morandini, il lettore è coinvolto in un impegnativo percorso di quella che si potrebbe definire una conversio, un volgere il proprio sguardo in un’altra direzione al fine di mettere in discussione consapevolezza e pratica dinanzi all’attuale emergenza ambientale e climatica.
Il cammino inizia alla luce di due tonalità emotive fondamentali che caratterizzano il seguito della riflessione: da un lato la speranza “per un’attenzione finalmente diffusa al tema ambientale, dai giovani dei Fridays for Future ispirati da Greta Thunberg al Green New Deal annunciato dalla Commissione europea, fino alla Settimana sociale dei cattolici italiani 2021” (p. 7); dall’altra, molto più forte, la preoccupazione suscitata da tre eventi, ovvero il fenomeno straordinario di acqua alta a Venezia del 12-13 novembre 2019, il fallimento della COP25 di Madrid il 15 dicembre 2019 e il primo caso di morte causata dal Covid-19 del 9 gennaio 2020. A partire da questa tensione emotiva antinomica, due sono le domande che emergono insistenti e che richiedono una non più derogabile riflessione e le conseguenti risposte: Cosa sta succedendo? Che fare?

La prima delle due, Cosa sta succedendo?, richiede un autentico e determinato sforzo di riflessione per comprendere i segni dei tempi, intesi sia nella loro accezione storica che in quella meteorologica, visto che si tratta di fenomeni che riguardano l’intero pianeta. Il primo passo è quello di acquisire la giusta consapevolezza dei fatti che è possibile condensare in tre punti: il cambiamento climatico e il riscaldamento globali sono fenomeni ampiamente evidenti; “dobbiamo pure riconoscere che siamo corresponsabili delle trasformazioni che ci inquietano: l’origine del fenomeno è in gran parte antropica” (p.14); “il mutamento climatico non è un problema tra altri, ma un meta-problema, cui numerosissimi altri ne sono legati” (p. 14: apartheid climatico ed esacerbazione della povertà; conflitti climatici; migranti/rifugiati climatici; passaggi di virus da specie animali a quella umana; incremento malattie respiratorie…). Emerge come l’uomo sia strettamente coinvolto col fenomeno, non solo per le inevitabili conseguenze negative che si ripercuotono su di lui, ma anche e soprattutto, perché si scopre causa delle stesse. L’uomo per la prima volta è capace non solo di determinare la propria storia ma di condizionare anche quella del pianeta: “Per dare espressione a tale coscienza il premio Nobel 1995 per la chimica Paul Crutzen (1933–) ha proposto un termine ormai impostosi nel dibattito internazionale: Antropocene, una nuova era geologica, in cui la presenza umana è ormai il principale fattore che determina le dinamiche biologiche e geologiche del pianeta” (p. 15).

Per un’attenta comprensione di questa nuova era geologica non si può fare a meno di individuarne le radici culturali che potrebbero averne animato la nascita: la disamina di Morandini attraverso le diverse declinazioni come andro-cene, cristiano-cene, occidento-cene, capitalo-cene, tecno-cene… lascia emergere come ciascuna lettura sia parziale e rispondente a prospettive singole e limitate e che la complessità richiede una prospettiva più ampia che evidenzi lo status di vittima e corresponsabile allo stesso tempo dell’uomo.
Proprio sul tema della responsabilità si apre la seconda domanda: Che fare?
L’Antropocene ha mostrato che i tempi dello sviluppo umano non corrispondono a quelli dello sviluppo del pianeta e che i primi interferiscono pesantemente con i secondi destabilizzando equilibri. Tale condizione diacronica nella relazione uomo-ambiente richiede un riallineamento attraverso un cambiamento di rotta. Nella ricerca di un nuovo orientamento Morandini suggerisce di attingere innanzitutto alle tradizioni etiche della riflessione filosofica per poi passare alle tradizioni religiose.
L’etica ambientale, caratterizzata inizialmente all’alternativa tra etica della vita e etica della terra, alla luce dell’Antropocene, richiede una responsabilità estesa a tutte le relazioni/interazioni che caratterizzano l’operato dell’uomo che può in questo momento condizionare il futuro della vita. La chiave fondante di questa nuova etica è la sostenibilità, la tensione permanente verso una giustizia sia intragenerazionale che intergenerazionale non solo nei riguardi degli altri uomini, ma di tutti gli esseri viventi e degli equilibri del pianeta.

La tradizione delle grandi religioni porta un ulteriore contributo nella determinazione di un nuovo orientamento proprio a partire da un testo diventato protagonista della riflessione e del dibattito degli ultimi 5 anni: l’enciclica Laudato si’, dove papa Francesco, coniando l’espressione ecologia integrale, ha offerto la chiave di lettura fondamentale per approcciare in maniera sistemica le complesse relazioni e interconnessioni dell’agire umano nei confronti dei propri simili e del creato. Le indicazioni della Laudato si’ hanno trovato diverse applicazioni in concrete buone pratiche: tra queste Morandini cita il Movimento cattolico per il clima e “il progetto Fra’ Sole, teso a promuovere la sostenibilità del sacro convento di Assisi” (p. 52). Oltre il richiamo all’enciclica di Papa Francesco, Morandini evidenzia come sussista una fondamentale sintonia ecologica che va ben oltre l’ecumene delle confessioni cristiane, e si estende alle altre religioni (Ebraismo, Islam, Induismo, Buddismo): le religioni portano un significativo contributo nel supportare il discernimento etico e nell’attivazione di emozioni morali orientate alla cura e in tal modo indicano una via al cambiamento attraverso una responsabilità lungimirante.

Cosa fare? La domanda posta dall’autore ha individuato l’orientamento complessivo dell’azione attraverso le tradizioni filosofiche e religiose. Ora richiede la determinazione di azioni concrete dove quell’orientamento di rotta possa trovare applicazione. A questo è dedicato il capitolo conclusivo del testo: dall’alimentazione alla decarbonizzazione, dai rifiuti all’economia circolare, proprio nell’ottica di integralità descritta, vengono tracciate le linee di intervento che coinvolgono la vita dei singoli e dell’umanità nel suo insieme verso nuovi stili di vita. “L’Antropocene domanda una trasformazione profonda degli stili di vita e delle forme economico-sociali, ma anche un altrettanto profondo ripensamento del nostro essere umani che vivono in società su un pianeta finito” (p.82).

NOTA. Tutte le citazioni sono tratte da: Morandini Simone, Cambiare rotta. Il futuro dell’Antropocene (Italian Edition), Bologna, EDB – Edizioni Dehoniane Bologna, 2020. Edizione del Kindle.

 

Simone Morandini (Firenze, 1961) insegna Teologia della creazione all’Istituto Studi Ecumenici San Bernardino di Venezia e alla Facoltà teologica del Triveneto; collabora con la Fondazione Lanza di Padova e coordina il gruppo “Custodia del creato” dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della CEI – Conferenza Episcopale Italiana.

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