Il Sole 24 Ore racconta Fra’ Sole

La conversione ecologica al Sacro Convento di Assisi

Il Sole 24 Ore dedica spazio al Progetto Fra’ Sole, il Progetto volto alla completa decarbonizzazione del Complesso Monumentale Francescano di Assisi.
Nella sezione Mondo Green e Sostenibilità ambientale, il quotidiano milanese racconta la conversione ecologica presso il Sacro Convento di Assisi mediante l’attuazione del Progetto promosso dalla Custodia Generale del Sacro Convento, ARPA UmbriaSisifo e Novamont .
Un’iniziativa che, come sottolineato nel pezzo, “coinvolge importanti imprese italiane dell’Economia Circolare e della Finanza Etica”, le quali, come dichiarato dal coordinatore di Progetto Giuseppe Lanzi, “si sono messe in gioco, concretamente”.

Di seguito, l’articolo integrale:
“Gestione di progetti complessi multistakeholders in ambito di Economia Circolare e Sostenibilità”: questa la Mission di Sisifo srl, la società Vicentina protagonista di importanti azioni di sostenibilità come il Progetto al Sacro Convento di Assisi, che coinvolge importanti imprese italiane dell’Economia Circolare e della Finanza Etica. Con il Progetto di Assisi, Sisifo è risultato primo classificato nella categoria Servizi di Best Performer dell’economia Circolare, Premio promosso da Confindustria.

Ma cosa c’è dietro un progetto di sostenibilità? Lo chiediamo a Giuseppe Lanzi, Amministratore Delegato della Società. «Oggi va molto di moda parlare di sostenibilità, magari nella declinazione di Transizione Ecologica, ma il rischio di Green Washing è sempre molto presente. Ridurre l’impatto ambientale delle proprie azioni, dei propri prodotti, degli edifici dove si lavora, non è mai una cosa semplice e non è mai fattibile da realtà esterne. Senza il coinvolgimento delle persone che abitano l’ambiente, senza quella che Papa Francesco definisce una vera e propria conversione ecologica, è difficile se non impossibile raggiungere dei risultati duraturi. Conversione, etimologicamente, significa cambiare strada; e dalla strada insostenibile dell’economia lineare, dobbiamo necessariamente passare all’economia circolare dove lo scarto di una azienda diventa la materia prima per l’altra».

Quale è il “segreto” di un progetto vincente? «Sono due le caratteristiche fondamentali di un progetto che possa avere un impatto positivo: la costruzione di una squadra ed il coinvolgimento della comunità di riferimento. Anche piccoli progetti possono avere impatti importanti! Ad Assisi partimmo con una semplice riorganizzazione della raccolta differenziata; ora ci chiedono informazioni da tutto il mondo. La formula della comunità dei partner è l’altra forza di progetto. Confindustria ha premiato noi che coordiniamo il progetto, ma il riconoscimento va a tutte le aziende e le istituzioni che si sono messe in gioco, concretamente. Doveroso citarle: da Novamont a Terna, da Banca Etica a ERG, passando per CIC, Cial, Etica SGR, Sartori Ambiente, Sadesign, Polycart, Ecozema, Inredev, Ecocomunicazione, Sarvex, Ecomondo, Ecam Ricert, e senza dimenticare le tante istituzioni che hanno dato il patrocinio».

Come e quanto è replicabile il progetto di Assisi? «L’esperienza maturata al Sacro Convento è la dimostrazione che si può agire in qualunque contesto; se è stato possibile in un sito UNESCO con vincoli di ogni genere, qualunque luogo, qualunque organizzazione, può avere la sua conversione ecologica. Partendo da quella esperienza, stiamo sviluppando delle metodologie per altri tipi di immobili, ma anche per la riduzione dell’impatto ambientale degli eventi».

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